sabato 11 marzo 2017

Lavorare finché si può ed essere Felici

Lavorare finché si può ed essere Felici

tratto dal manuale TROVARE LAVORO ... E' UN LAVORO (di D. Idone)

Qualche giorno fa mi ha telefonato un amico che fa il broker assicurativo per una nota società. Non ci sentivamo da tempo e dopo i convenevoli di routine mi voleva esporre gli ultimi servizi legati alla previdenza: polizze integrative, fondi pensione, etc. Ho ascoltato le sue proposte e alla fine mi sono permesso di esporgli alcuni concetti oggetto delle mie sessioni di coaching sul lavoro in merito al dualismo: LAVORO-PENSIONE.


Come molti della mia generazione, sono nato negli anni '70, sono cresciuto con un percorso di VITA scandito da questi passaggi:

Vecchio PARADIGMA

Un PARADIGMA per molti genitori e nonni e che ha segnato il vissuto di intere generazioni a partire dal dopoguerra, fatto di TAPPE che accompagnavano dalla tenera età fino alla vecchiaia.
1.      Si studiava da giovani puntando al mondo del lavoro. I genitori investivano nella formazione dei figli. Più studio voleva spesso dire "un lavoro migliore". Questo viatico, per chi poteva permetterselo, arrivava fino all'università.
2.     Si lavorava recuperando i sacrifici dello studio (spesso) e si guadagnava per vivere e avere soddisfazioni. Solitamente chi più studiava più cresceva, lo studio pagava in termini di qualità del lavoro (quasi sempre un "posto sicuro").
3.     Si andava in pensione ad un’età stabilita da un Ente statale che ti erogava la pensione e ci si godeva il meritato riposo fino a “nuova vita”. Si chiudeva il ciclo.

TUTTO QUESTO NON VARRÀ PIÙ

Già oggi molti studiano ma non si innesca la ricaduta automatica sul lavoro. Chi si laurea e arriva all’apice del percorso di formazione non ha alcuna certezza di trovare un lavoro. Molti addirittura studiano ancora (Master) solo per rimandare l'incontro con il mercato del lavoro.
Chi deve andare in pensione viene subissato da cambiamenti di regole, da procrastinazioni burocratiche. Chi dovrà farlo tra pochi anni sa già che perderà molti dei diritti acquisiti. I giovanissimi non ci credono affatto.

COSA STA SUCCEDENDO?
Il mondo è cambiato e gli schemi con cui siamo cresciuti non sono più realizzabili. Ne occorrono di nuovi ma le generazioni attuali (compresa la mia) si trovano in una fase di transizione e stentano a capirlo. Non valgono più i vecchi schemi ma non sono ancora chiari i nuovi, in estrema sintesi, viviamo con una mancanza di riferimenti.

COSA FARE ALLORA?
Oggi il PARADIGMA è non cercare paradigmi o meglio seguire quelli più adatti al contesto. La sequenza a cui i nostri genitori erano tanto abituati si fonderà sempre più in un tutt’uno. Formazione, Lavoro, Pensione (intesa come periodo per se stessi, di stacco, di riposo) saranno fasi che dovranno scandire ciascuno dei nostri anni, forse mesi.


Nuovo PARADIGMA

La sfida moderna è ormai sulla "velocità" di cambiamento e ciascuno deve adattarsi cercando di essere più flessibile e cogliendo le minime opportunità all'orizzonte. Occorre puntare sempre più su se stessi.
1.      La formazione sarà sempre più importante durante l’intera vita per rimanere aggiornati e competitivi. Si allargherà fino ai SOFT SKILL.
2.     Il lavoro, per sempre più persone, sarà in alternanza con la formazione e impegnerà tutta la vita attiva (molti lavori saranno di concetto e di qualità più che quantità). Rappresenterà più se stessi e le proprie passioni e inclinazioni.
3.     La pensione, intesa come periodo della vita in cui si vive di rendita e ci si dedica a se stessi e ai propri interessi, sarà sempre meno ricercata a favore di periodi simili ma distribuiti durante l’intera vita.

QUALCUNO INIZIA A CAPIRLO ... 
NON SOLO IN ITALIA
Per alcuni questo cambio di paradigma è già prassi al punto che è diventato quasi uno "stile". Chi opera nelle start-up digitali o nel mondo tecnologico ha già imboccato questa via.
I cosiddetti Millennials [1] entro il 2020 rappresenteranno più del 33% della forza lavoro mondiale e gli ultimi sondaggi [2] indicano chiaramente che hanno capito i cambi di paradigma suddetti e che dovranno lavorare più a lungo rispetto ai propri genitori. Circa il 50% delle nuove generazioni è consapevole di non poter contare su una pensione e di dover lavorare anche dopo i 65 anni e in alcuni casi oltre.
Tuttavia essi vivono tutto ciò in chiave positiva ritenendo la crisi come l’anticamera di una serie di opportunità. Il 75% adora il cambiamento e sono pronti all’incertezza del posto di lavoro, molti, il 34% a livello globale sta prendendo in considerazione il lavoro autonomo e oltre la metà (50%) si dice pronta ad adottare nuove modalità di lavoro in futuro: freelance, lavoro occasionale o carriera basati su diverse attività lavorative.
I millenials vivono già nel mondo digitale in maniera naturale, tuttavia avere un equilibrio tra lavoro e vita privata rappresenta una cosa irrinunciabile.
Quasi la totalità (93%) pensa di investire sulla formazione quale porta di accesso per essere più preparati e guadagnare di più.


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[1] i nati a partire dagli anni Ottanta
[2] tra cui uno studio commissionato da ManPowerGroup a livello globale